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| L'ESTRAZIONE DELLE ROCCE |
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L’estrazione della pietra in Valle di Susa ha rappresentato, storicamente, una risorsa fondamentale per l’economia dell’intera regione.
In Piemonte, l’uso e la lavorazione della pietra hanno assunto un’importanza fondamentale fin dal Neolitico, periodo in cui si costruivano martelli ed accette perfettamente rifiniti utilizzando dure e pesanti pietre verdi. Nel sito archeologico della Maddalena a Chiomonte, In Valle di Susa, sono stati ritrovati alcuni strumenti di questo tipo realizzati in pietra di circa 5.000 anni fa.
Più tardi, tra il III ed il II secolo a.C., con la dominazione romana, l’attività estrattiva registrò un notevole sviluppo per le opere di fortificazione, i monumenti, le strade, gli acquedotti e le abitazioni private. Susa (Segusium) fu tra le città che si distinsero per la fiorente attività industriale e commerciale. Qui fu edificato l’Arco dedicato all’imperatore Augusto che il Re locale Cozio volle a ricordo del patto di amicizia tra romani e segusini. L’arco è rivestito del marmo bianco di Foresto che veniva estratto già al tempo dei romani e che fu utilizzato, tra l’altro, anche per la realizzazione dell’acquedotto, denominato da alcuni ”Terme Graziane”.
Nel periodo medievale le cave furono trattate secondo il diritto feudale: non esisteva la proprietà privata e tutto era nelle mani dell’imperatore che concedeva i suoi beni in gestione a vassalli in cambio della loro fedeltà. E’ in questo periodo (999 d.C.), che fu realizzata la Sacra di S.Michele utilizzando le prasiniti ed i calcescisti cavati dalla stessa area circostante l’abbazia.
L’attività estrattiva continuò così, nel corso dei secoli, a rivestire un ruolo determinante per lo sviluppo economico dell’intera regione. Tuttavia il massimo sviluppo dell’attività estrattiva in Valle di Susa si raggiunse a partire dal trasferimento della capitale sabauda da Chambery a Torino (1559). I singoli blocchi, staccati a fatica dall’ammasso roccioso, venivano trasportati verso la città per essere lavorati dai “pica-pere” (gli scalpellini). Il trasporto avvenne in parte a spalle, in parte a dorso di mulo o con “lese”, speciali slitte di legno. In alcuni casi venivano inoltre utilizzate chiatte trainate dai cavalli lungo la Dora Riparia.
Con l’introduzione dell’esplosivo e della ferrovia, l’attività di cava conobbe un notevole sviluppo, al quale tuttavia seguì un periodo di crisi legato ai conflitti mondiali del secolo scorso.
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|  Sacra di San Michele
| |  Susa - Arco romano
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