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| ITINERARIO 4 - descrizione geologica | 
Lo Chaberton appartiene ad un massiccio montuoso noto ai geologi con il nome di Chaberton-Grand Hoche, costituito da rocce dolomitiche che, in un lontano passato geologico, erano sedimenti di mare poco profondo ai margini del vecchio Oceano ligure-piemontese.
Tra i 250 e i 200 milioni di anni fa, sul fondo di un oceano in evoluzione, e a svariate decine di metri di profondità, si accumulavano centinaia di metri di depositi calcarei in strati.
La formazione della catena alpina ha coinvolto anche questi sedimenti, traslandoli dalla loro originaria posizione, deformandoli e piegandoli, fino a sollevarli nella posizione in cui li vediamo oggi: le rocce dolomitiche dello Chaberton.
All’interno di queste rocce, la presenza di alcune specie fossili ha permesso di ricostruirne la storia geologica
Il primo stop (A) è sulla sommità di un’altura che domina il piccolo rifugio “Gr. Les Baisses”. Da qui è possibile abbracciare con lo sguardo, sulla sponda opposta, un vasto conoide detritico-alluvionale composto di ciottoli e blocchi dolomitici. L’enorme quantità di detrito e la quasi totale assenza di vegetazione sulla superficie del conoide, suggeriscono chiaramente che il trasporto di materiale roccioso avviene di continuo e con una forte energia.
Dallo stesso punto, a bordo del sentiero, si osserva una roccia verde dalla superficie liscia e levigata, con evidenti strie e solchi. Si tratta di una roccia modellata dal ghiacciaio che circa 10.000 anni fa occupava queste valli. Superfici rocciose come questa furono gli indizi che portarono il naturista svizzero Louis Agazziz (metà del 1800) a ipotizzare la presenza, in epoche geologiche passate, di enormi masse glaciali continentali. Lo scienziato ebbe ragione neI considerare che ”i ghiacciai sono le uniche forze in natura che, trascinando sul fondo ciottoli e blocchi, sono in grado di produrre strie e solchi di abrasione di tale natura sulle rocce su cui scorrono.”.
Il secondo stop (B) è in corrispondenza del ricovero “Sette Fontane”. Dopo aver abbandonato la piana alluvionale del Rio Secco nel Vallone des Baisses, l’itinerario segue le incisioni torrentizie nelle dolomie stratificate. Le dolomie sono rocce calcaree in cui parte del carbonato di calcio (CaCo3) è stato sostituito da carbonato di magnesio (MgCo3). Sono rocce di colore chiaro, da bianco latte a beige. L’originaria stratificazione orizzontale è stata modificata durante la genesi della catena alpina e oggi si osservano pieghe a grande scala, visibili a occhio nudo, negli strati variamente inclinati. Le rocce che formano il massiccio dello Chaberton contengono alcuni fossili animali. Lungo il percorso che segue il versante occidentale i fossili sono limitati a poche specie. I ritrovamenti sono molto rari e di difficile identificazione, di competenza dei soli esperti in materia.
Il terzo stop (C) è al Colle dello Chaberton, da dove, unitamente allo splendido panorama sulla Valle di Susa, si possono, tra l’altro, identificare più chiaramente le pieghe a grande scala, gli strati verticalizzati.
Il quarto stop (D) è necessariamente sulla cima dello Chaberton da dove si può godere di una panoramica a 360° sulle vallate alpine italiane e francesi, e dove i resti delle fortificazioni belliche alloggiano tra rocce e resti di organismi di 200 milioni di anni fa.
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|  | | Punto A. Il conoide detritico-alluvionale | |
 | | Punto A. Roccia montonata (a destra). Sulla superficie sono visibili le strie di abrasione meccanica di origine glaciale | |  | | Punto B. Stratificazione verticale e sub-verticale delle dolomie | |  | | Punto C. Guglia dolomitica vista dal Colle dello Chaberton | |  | | Punto D. Opere di difesa sulla cima dello Chaberton | |
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