>>HOME > PERCORSI > ITINERARIO 5
  I PERCORSI
> itinerario 1
> itinerario 2
> itinerario 3
> itinerario 4
> itinerario 5
> itinerario 6
  RICEZIONE
descrizione logistica
  ITINERARIO 5 - descrizione geologica



Il primo stop (A) è in Bousson alta, alla “casa delle lapidi”. L’edificio si trova pressappoco al centro dell’abitato. Purtroppo le condizioni generali della costruzione non sono buone, anche se sono state prese alcune misure precauzionali a garantire una prima opera di salvaguardia. La “casa delle lapidi” deve il suo nome alla presenza, sulle mura perimetrali, di numerose lastre lapidee che riportano motti e incisioni di varia natura. Il significato della presenza di un simile particolarità non è del tutto chiaro. Alcuni ritenevano che fosse il luogo di residenza di eretici (data la natura mistico-religiosa dei messaggi scolpiti nella roccia), più semplicemente sembra poter essere stata l’abitazione di uno scalpellino piuttosto eccentrico, che ha addobbato così l’esterno della propria abitazione, conferendole un aspetto alquanto singolare. La roccia su cui sono scolpite le “lapidi” è il calcescisto, roccia frequente nell’alta Valle di Susa, le cui caratteristiche di scalfibilità permettono all’incisore di lavorare la pietra con facilità. Purtroppo il calcescisto non è tra le rocce più resistenti in natura, e così il passare del tempo, e la continua esposizione agli agenti atmosferici, hanno confuso le scritte e gli eleganti motivi ornamentali scolpiti. Rimane però, nonostante la passata incuria, un edificio suggestivo, un bene comunitario che merita attenzione e una giusta valorizzazione.
In questo “percorso della memoria” Il secondo stop (B) è in località Grange Chalp. Le tracce dei muri perimetrali delle residenze rurali sono la testimonianza che resta del vecchio nucleo abitativo, abbandonato da anni. Giunti alla borgata, un grosso blocco di roccia verde di oficalci, “accompagna” il visitatore alla visione panoramica che da lì si può godere.
La cava Menconi è il luogo indicato per il terzo stop (C). I siti estrattivi sono più di uno ed è possibile visionarli tutti percorrendo il comodo sentiero, avvicinandosi alle pareti con attenzione e cautela. Il sito può essere considerato un esempio di archeologia industriale. Numerose sono, infatti, le pulegge, i volani, i puntelli lignei, i carrelli, le funi metalliche e i blocchi tagliati; in breve tutti quegli strumenti e macchinari originali abbandonati in situ all’epoca della chiusura dell’attività. La cavatura del “Marmo verde di Cesana” ha “scolpito” nelle rocce degli ambienti molto suggestivi, fatti di cavità sorrette da pilastri e volte naturali, ma creati dalla mano dell’uomo allo scopo di sfruttare le vene più in profondità. Una nota curiosa per chi si trovasse a percorrere l’alta Valle di Thuras (itinerario 2): nel letto del torrente (oltre quota 1.700) alcuni massi ciclopici presentano evidenti segni di lavorazione nelle superfici squadrate. Possiamo azzardare la seguente riflessione. La caduta improvvisa da pareti rocciose per crollo nel torrente, è stata, indubbiamente, un fattore di rischio ambientale. D’altra parte però, la presenza di un blocco di varie tonnellate di “Marmo verde di Cesana” nel greto di un torrente, già staccato dalla parete e facilmente raggiungibile è stato, senza dubbio, una “fortuna” per chi, quella stessa roccia, era abituato a strapparla con fatica dalla parete. Processi ambientali: un rischio e una risorsa.

Punto A. Casa delle lapidi – particolare di lastra lapidea
Punto C. Argano per il trasporto dei blocchi e materiali
Punto C. Sito di estrazione della Cava
Itinerario 2. assi squadrati nel greto del fiume
mappa del sito