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| ITINERARIO 5 - descrizione logistica |  [ingrandisci]
LE OFICALCI: IL “VERDE” COME RISORSA 
Grado di difficoltà: facile lunghezza: 7680 m Dislivello: 350 m Tempo di percorrenza: 2 ore Periodo dell'anno consigliato: luglio-settembre
Le oficalci sono rocce metamorfiche di origine oceanica dal caratteristico colore verde intenso e dalle venature biancastre. Più precisamente sono rocce che derivano dalla frammentazione di originali serpentiniti (frazione verde) legate insieme da un naturale cemento calcareo (vene biancastre). Il gradevole aspetto della roccia lavorata, la relativa scarsa resistenza al taglio ne hanno fatto, storicamente, una risorsa locale che ha fornito occupazione ai tanti scalpellini e cavatori della zona. La cava Menconi non è l’unico sito estrattivo nel bacino della Valle di Susa in cui si cavava il “Marmo verde di Cesana”, ma l’estensione dei fronti di cava, la reperibilità in loco di attrezzi e materiali originali e i bei scorci panoramici, ne fanno una gradevole e istruttiva meta dedicata a un antico mestiere ormai scomparso (quello dei cavatori e scalpellini) e alle oficalci: una risorsa del sottosuolo e una pregiata pietra ornamentale.
I primi giacimenti di questo materiale furono scoperti alla fine del XIX secolo dal Cav. del Lav. Oreste Catella ed i siti in cui venne storicamente estratto il “Verde Alpi Cesana”, attualmente tutti abbandonati, furono quattro:
- località Roche Noir, lungo il versante orientale dei Monti della Luna, in sinistra orografica del torrente Ripa;
- località Livernea, lungo le pendici settentrionali di P.ta Rascià;
- presso l’attuale palestra di roccia, ubicata alcune centinaia di metri a sud dell’abitato di Cesana, lungo la strada che conduce verso Busson;
- alle pendici del versante occidentale del Monte Cruzeau, lungo la S.S. 23 del Colle di Sestriere.
Percorso
Partendo da Cesana raggiungere Bousson, e al bivio per il Lago Nero girare a destra. Soffermarsi per qualche minuto nella parte alta di Bousson, dove tra le abitazioni rurali si nascondono i resti della “Casa delle Lapidi”.
Proseguire quindi in direzione del Lago Nero sulla strada asfaltata. Giunti ad un bivio, dove è allestita una cartellonistica con numerosi suggerimenti per altre escursioni nei dintorni, deviare a destra. Percorse poche decine di metri si giunge in uno slargo dove alloggiano vecchi edifici militari riadattati in ricovero e posto tappa. Dalla casa alpina si gode un ottimo panorama su Bousson e sulla cima dello Chaberton, che fa capolino tra il verde degli alberi.
Proseguire sulla strada sterrata che, dopo aver affrontato un’ampia curva, “riposa” su un pianoro verdeggiante da cui è possibile intravedere, in direzione ovest, uno dei siti estrattivi della Cava Menconi, sul fianco della montagna. Dopo un lungo tratto a pendenza costante, costeggiando sul fianco sinistro l’incisione del Rio Serviettes, si giunge in prossimità di un bivio, qui svoltare a destra in direzione Grange Chalpe. Il sito, una volta abitato, su cui sorgeva la borgata offre una comoda sosta e la possibilità di godere di un’ampia panoramica. Il percorso prosegue su una comoda strada a bassa pendenza, a tratti in discesa, fino ad imbattersi in alcuni grossi blocchi squadrati di rocce verdi dalle venature biancastre. E’ l’indizio che si è giunti in uno dei siti estrattivi storici del “Marmo verde di Cesana”, attività ormai conclusa da anni, ma di cui restano evidenti tracce. La cava Menconi ne è un esempio. Il percorso si snoda ripido con stretti tornanti lungo tutti quelli che erano i siti estrattivi della cava. Sulla destra del sentiero, un edificio fatiscente in legno e lamiera, che una volta doveva fungere da capanno degli attrezzi e magazzino per i cavatori, segna il termine della zona di estrazione della Cava Menconi. Da qui a breve il sentiero diventa meno ripido, lambisce il bordo settentrionale di un pianoro e si immette nella strada sterrata percorsa all’andata.
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|  | | Bousson Casa delle lapidi | |
 | | La cava Menconi: interno delle camere di estrazione delle oficalci | |  | | La Cava Menconi | | |
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